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Punto della situazione: i geografi più arditi avranno sicuramente trovato tracce di gnomi nella loro casa e stabilito spazi reciproci (chi non avesse ancora provveduto può trovare alcuni spunti nelle missioni Coinquilini da non credere e IndicAZIONE!).

Ora, per procedere è necessario fare un passo indietro!

Ci siamo lanciati alla scoperta di queste piccole creature senza porci una domanda fondamentale: perché gli gnomi, creature che vivono in boschi ameni in armonia con la natura, vengono ad occupare le nostre abitazioni?

Tutta la letteratura sugli gnomi, dagli olandesi Wil Huygen e Rien Poortvliet, alla svedese Elsa Beskow, all’italiano Tony Wolf, ci presentano queste creature come premurosi e attenti abitanti della natura. Le loro case sono rari esempi di bioedilizia ad impatto zero.

Se volete approfondire l’argomento questo documentario che illustra l’abitazione di David Gnomo vi sarà molto utile.

La geografia ci insegna che gli insediamenti umani, la loro nascita e il loro sviluppo sono legati ad alcune esigenze fondamentali di tipo economico, sociale, relazionale.

Quale sarà la necessità primaria che regola le scelte abitative di uomini e degli gnomi (cosa che ci interessa ben di più)?

La prima necessità è il superfluo

Albert Einstein

Ad Einstein non si può dar torto! Per cui procederemo dando per certo questo principio.

Ora tutto ci appare più chiaro! Le case sobrie ed essenziali degli gnomi non soddisfano l’innato fabbisogno di superfluo.

E le nostre case?

La missione di oggi ci porterà ed esplorare tutti gli scaffali e gli armadi alla ricerca di affascinanti oggetti antichi o moderni, di cui non conosciamo la funzione, l’origine e il motivo per cui sono in casa nostra.  

Come consuetudine delle nostre gnomo-missioni ci disponiamo ai blocchi di partenza, con le spalle alla porta di casa, e procediamo esplorando tutti gli spazi con ordine e precisione.

Ogni volta che vi trovate di fronte ad un oggetto che colpisce la vostra curiosità prendetelo con molta cura e portatelo sul pavimento del salotto (fatevi spazio, spostando tavolini e poltrone se serve).

Terminato il giro di ricognizione chiamate a raccolta tutti i geografi che abitano con voi, o in alternativa genitori, fratelli, nonni (ma anche cani e gatti potrebbero esservi utili per via del loro fiuto).

Ordinate sul pavimento tutti gli oggetti. Osservatene uno alla volta trasformandolo così da oggetto a soggetto, cercando di mettere insieme le informazioni di tutta la vostra equipe per capire:

  • di che oggetto si tratta;
  • a cosa serve;
  • chi l’ha portato a casa o comprato;
  • da dove viene.
Ecco gli oggetti (ri)scoperti e inventariati.

Naturalmente la verità è un punto di vista soggettivo. In un raptus di shopping avete comprato l’ennesimo “ciapa puer” (letteralmente “prendi polvere” espressione dialettale piemontese che ben descrive l’inutilità di alcuni oggetti la cui unica funzione è quella di impolverarsi). Non siete costretti ad ammetterlo…

Inventate un’affascinante storia che dimostri l’appartenenza dell’oggetto al vostro antenato più illustre o descrivetene le fantastiche potenzialità citando la conferenza di un professore dell’avanguardia radical chic.


Avete (ri)scoperto un oggetto dimenticato in un cassetto ed ora non ne potreste più fare a meno? Ritenete compiuta la vostra missione!

Se vi siete accorti che la vostra casa è piena di oggetti dimenticati e che forse soffrite di una (non più lieve) forma di disturbo da accumulo compulsivo, contattate al più presto l’ecocentro della vostra città o aspettate con ansia la prossima missione.

Condividete con noi le foto degli oggi più bizzarri della vostra casa utilizzando tutti i social senza dimenticare il nostro tag @missionigeografiche e la parola chiave

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