Pae-saggio o stolto?

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Tra le parole più fotogeniche della geografia c’è la parola PAESAGGIO.

Non penserete che solo questo sia un paesaggio vero?

Paesaggio è una parola preziosa e insidiosa. In tanti l’hanno definita senza però arrivare a una formula condivisa in grado di racchiudere tutte le sfaccettature che la compongono: ne sfugge puntualmente qualcuna che a sua volta dà vita a ulteriori interpretazioni.

L’etimologia del termine è discussa e non aiuta a dirimere del tutto la questione. Alberto Cagnato in questo articolo riporta però due interessanti visioni sull’origine del termine:

Secondo la semiologa francese Jeanne Martinet, il concetto di paesaggio prende corpo nella lingua neerlandese della seconda metà del XV secolo con il termine landschap, assunto dai pittori fiamminghi per spostare l’interesse dalla rappresentazione al modello rappresentato. Nelle loro opere, la natura diventa infatti il soggetto stesso del quadro con un approccio profondamente nuovo che – secondo le parole del pittore Joachim Paternier citate dall’autrice – “rovescia la scala dei valori riconosciuti fino a quel momento e allarga smisuratamente il paesaggio a detrimento delle figure tenute ormai come subordinate”.

Di diverso avviso è Yves Luginbühl, ingegnere agronomo e geografo francese nonché uno dei padri della Convenzione europea del Paesaggio, secondo il quale la matrice è il composto di lant (territorio) e scap, equivalente del termine tedesco schaft (comunità). È una parola quindi che lega territorio e comunità, (…) nata in riferimento alla forma di diritto consuetudinario meglio conosciuta con il termine inglese commons, vale a dire parti di territorio sfruttate collettivamente in modo da costituirne una governance condivisa.

Le geografe e i geografi dell’Università di Padova confermano la poliedricità del termine PAESAGGIO (LANDSCAPE e PAYSAGE) e chiariscono due punti su cui tutti dovrebbero concordare:

> Il termine paesaggio mette in risalto la stretta relazione tra il territorio e le diverse articolazioni della vita umana e sociale.

> L’uomo è protagonista non soltanto come osservatore, ma come soggetto attivo abitante.

In soldoni potremmo dire che i geografi quando parlano di paesaggio non intendono solamente l’oggetto del nostro sguardo (la bella vista che si apre avanti a noi quando raggiungiamo il punto panoramico) ma anche la nostra percezione di quell’oggetto (ciò che grazie alle nostre esperienze e conoscenze riusciamo a vederci) e l’incontro tra queste e le percezioni di chi come noi quel paesaggio lo ha guardato, lo sta guardando o lo guarderà in futuro.

A questo punto quando un geografo parla di paesaggio, tutti scappano!

Ecco un paesaggio piuttosto comune nella nostra penisola

Se sei ancora qui vuol dire che non hai paura di metterti in gioco e sfoderare il tuo sguardo perforante di abitante alfabetizzato.

Per premiare il tuo coraggio e metterti a tuo agio ti offriamo inoltre una prospettiva riassuntiva composta di due sole categorie: il pae-saggio e il pae-stolto.

Il pae-STOLTO è una lettura livello zero di ciò che vedi. Per descrivere un pae-stolto è sufficiente dire il nome di ciò che riconosci. Nessuno sforzo superiore è richiesto. Se non sai come si chiama un elemento o non ti viene subito in mente, puoi chiamarlo semplicemente “quella cosa lì”.

Il pae-SAGGIO è una lettura complessa di ciò che vediamo, in cui è importante tenere a mente il contesto in cui si è, approfondire le relazioni tra gli elementi visibili e invisibili che lo caratterizzano e soprattutto interrogare lo sguardo attraverso cui stiamo osservando facendo attenzione ad arricchirlo degli sguardi altrui. Se hai voglia di imparare a leggere un paesaggio come si deve, iscriviti al nuovissimo Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio dell’Università di Padova.

Vista dalla finestra più alta del Museo di Geografia di Padova.
Pae-stolto: tetti, guglie, antenne e un grande albero, lì a sinistra.
Pae-saggio: vai a leggere la descrizione inserita nella mappa qui sotto.

A questo punto fremerai dalla voglia di scoprire in cosa consiste la missione di oggi!

La missione di oggi è semplice e consiste nello sperimentare la propria capacità di leggere (e scrivere) il paesaggio che si vede dalla propria finestra.

Scegliete la finestra che preferite, scattate da lì una fotografia e provate a raccontare quel che vedete con meno di 300 parole.

Bello o brutto che sia, ciò che vedete è un paesaggio.

Partite dal descrivere il pae-stolto (i semplici elementi che riconoscete) e poi cercate di affinare la descrizione con degli elementi di pae-saggio, che non sono evidenti ma che voi conoscete o magari avete letto o appreso da fonti affidabili (notizie sul contesto sociale ed economico, trasformazioni passate o recenti, inquadramento storico-culturale, ecc.).

La missione non sarà valutata da nessuno.
I professori e le professoresse che cercheranno di valutare questo esercizio saranno perseguiti dal nostro tribunale della corte suprema.

Condividi con noi la tua foto e le tue parole condividendole sui social (@missionigeografiche #paesaggistolti) e caricandole sulla mappa condivisa qui sotto, che si aggiornerà in automatico.
Per contribuire basta andare qui.


Non abbiate paura che il vostro sia considerato un pae-stolto!

Nessuno nasce imparato (tranne chi fa “Imparato” di cognome, ovviamente).

Mettetevi in gioco e lasciate che il pae-saggio che è in voi, maturi e sgorghi un po’ alla volta

Il saggio del paesaggio

Per tutti coloro che vogliono un aiutino da casa, nessun problema. Mercoledì 6 maggio 2020, dalle ore 18.00 alle ore 18.45 si terrà, giusto per voi, un webinar gratuito dal titolo “Il paesaggio dalla finestra“.

Il seminario è organizzato dal Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e Antropologiche, che dal prossimo anno accademico ospiterà il Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio: un percorso formativo sulle competenze e conoscenze che gravitano attorno all’ambito del paesaggio.

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