Broccoliziosi

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Categories: Al chiuso, Bambini, News
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“Ho chiuso il gas? Ho lasciato l’acqua per il cane? Cosa mangiano gli gnomi?

Ecco le tre domande che hanno occupato i miei pensieri appena sono partita per il mio viaggio minimo (come si addice a questi tempi).

Il pensiero di aver trascurato i miei coinquilini mi ha subito raggiunta. Così ho deviato il mio percorso verso la biblioteca per cercare informazioni sugli gnomi e la loro alimentazione, assaporando il brivido di una ricerca d’altri tempi (missione certamente da sperimentare).

Mi è stato consigliato “Gnomi” degli olandesi Rien Poortvliet e Wil Huygen, finito di stampare il 25 settembre 1985.

In questa “Bibbia dello gnomo” scopro che i nostri piccoli amici sono 100% vegetariani.

Le loro semplici ricette, da cui pare si sia ispirati grandi chef come Pietro Leemann e Simone Salvini, prevedono l’uso di tutte le parti della pianta (radici, gambi, foglie, frutti, fiori, semi).

Da qui nasce una riflessione. Ciò che noi chiamiamo superficialmente “frutta e verdura” in realtà include cibi molto diversi fra loro.

Immagine presa da qui.

Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.

Carlo Petrini

Il cibo è un fatto squisitamente geografico.

Quello che le persone mangiano e la varietà degli alimenti consumati sono espressione del modello economico, culturale e religioso di una comunità (riflessioni prese da qui).

In particolar modo le colture e la loro diffusione dipendono necessariamente dal territorio, dal clima, dal lavoro dell’uomo, dal significato che assumono all’interno della società.

Ed ecco la missione di oggi: osservare con attenzione i vegetali che arrivano sulla nostra tavola e capire quale parte della pianta stiamo consumando.

Procediamo con ordine.

Scegliamo una settimana in cui ci sentiamo particolarmente vegetariani (escludendo il weekend della” Fiera del bue grasso” di Carrù o “della Sagra delle bombette” di Cisternino).

Osserviamo e analizziamo con rigore culinario tutto ciò che è nel nostro piatto, cercando di scovare anche i vegetali nascosti (derivati del frumento, condimenti come olio, spezie, aromi…).

Registriamo ogni vegetale sul nostro diario “Piante nel piatto”.

Ecco un esempio di diario settimanale dove annotare
tutte le “piante” che arrivano nel nostro piatto.

Scopriamo quale parte di un vegetale stiamo assaporando, ricorrendo anche ad una ricerca sul web se necessaria.

Tutti siamo consapevoli di mangiare le foglie di una pianta quando ci sediamo davanti ad una bella insalata, ad un piatto di involtino di cavolo o a degli spinaci.

Siamo d’accordo che tra i frutti possiamo includere anche i pomodori, le melanzane o le zucchine e non solo pesche, mele o albicocche.

Ma quando parliamo di fiori, radici o semi?

Eppure a tutti nella vita è capitato di calmarsi con una camomilla, di mangiare una caramella alla liquirizia e anche i più carnivori hanno gustato i semi di sesamo (sul pane di un hamburger ovviamente!)

E perché non considerare il cioccolato come un cracker di semi di Theobroma cacao? Ci farebbe sentire meno golosi e più salutisti.

Cataloghiamo i vegetali che abbiamo gustato.

Alla fine della settimana avete scoperto che nella vostra dieta ci sono trenta o più varietà vegetali? Quante radici, semi, gambi o fiori avete consumato?

L’avreste mai detto? Avete battuto nettamente tutti i vostri amici e lasciato senza parole la mamma che vi nasconde gli spinaci nelle polpette? Volete fare di più?

Il servizio più grande che può essere creato da qualsiasi paese è quello di aggiungere una pianta utile alla sua alimentazione.

Thomas Jefferson

Se vi sentite particolarmente ispirati potete sfidare voi stessi e portare sulla vostra tavola almeno un cibo vegetale nuovo ogni settimana (assaporando la Biodiversi…tà-dà).

Per esempio partendo dalla A potete scoprire un nuovo frutto per ogni lettera.

Per i più artistici, potete ispirarvi all’arcobaleno e cercare piante “in tinta” per ogni giorno della settimana.

Immagine presa da qui.

Naturalmente i criteri che guidano le scelte possono essere molteplici: la grandezza, la forma, la disponibilità al mercatino o il puro caso!

L’unico rischio? Diventare broccoliziosi dipendenti (come narra il leggendario Floopaloo).

Utilizzate tutti i social a vostra disposizione e condividete con noi i risultati della vostra missione, le vostre scoperte vegetali o semplicemente qualche ricetta sfiziosa, senza dimenticare il nostro nametag @missionigeografiche e la parola chiave:

#broccoliziosi

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