Abiti nel mondo

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Abitare nel mondo in qualche modo equivale ad “indossarlo”.

Ci stiamo dentro, lo sentiamo nostro. A volte può sembrarci piccolo e ci sta stretto. Altre volte è comodo e ci sentiamo a nostro agio. In altri casi è così leggero che non ci ricordiamo neanche di indossarlo o ci sta così largo che lo perdiamo… di vista.

Questa è ovviamente una metafora ma, se apriamo il nostro guardaroba, possiamo renderci conto che gli abiti che acquistiamo e indossiamo ci possono insegnare qualcosa sul modo in cui abitiamo il nostro pianeta.

Gli indumenti sono spesso dei grandi viaggiatori e se ben interrogati, sono in grado di raccontarci cose molto interessanti.

I vestiti che ci proteggono, che ci fanno sorridere, che ci servono da uniforme, che ci aiutano a dichiarare la nostra identità o le nostre aspirazioni, che indossiamo perché ci ricordano qualcuno – in tutti questi vestiti sono criptate le storie delle nostre vite. Tutti noi abbiamo un ricordo in miniatura, ancora vivo in un pezzo del nostro guardaroba.

Emily Spivack

Se scegliete con cura la maglietta più economica che avete acquistato di recente, quella che sembra tanto “stilosa”, e vi avvicinate, forse potrete ascoltare la sua storia, che si intitola: Fast Fashion.

La Fast Fashion è una tendenza attuale della moda, che vede la produzione tessile come qualcosa che va indossato per una stagione e poi ‘buttato’: abiti usa e getta. A pagare ovviamente sono i lavoratori, l’ambiente in cui si producono ma anche i consumatori finali: adulti e bambini (leggetegli questa storia, o forse no?).

Sono numerose, infatti, le indagini che hanno portato alla luce la presenza di sostanze nocive nei capi d’abbigliamento dei grandi marchi di moda (un esempio? Eccolo).

Volete approfondire ulteriormente? All’interno della sua vasta libreria, Netflix ha recentemente rilasciato una pellicola intitolata “The True Cost”, che si concentra sulla Fast Fashion Industry in tutti i suoi aspetti più macabri e oscuri.

In risposta a questa situazione sono state numerose le segnalazioni delle associazioni ambientaliste e dei consumatori.

Magistrale in questo senso, la campagna Detox avviata nel 2011 (!) da Greenpeace, in cui veniva chiesto alle grandi aziende dell’abbigliamento di prendere una posizione chiara e di agire di conseguenza. In molte hanno risposto, contribuendo a costruire nuovi scenari, più sostenibili.

Se abiti nel mondo in qualche modo lo indossi? Ma quali sono i luoghi del mondo che indossiamo? Mappiamoli tutti!

Altra risposta è quella che vi sussurrerà il capo di abbigliamento comprato con attenzione e sacrificio (economico). Il titolo di questa storia è: Slow Fashion.

Se non capite quello che la maglia vi dice, potete ascoltare Marina Spadafora, che ne parla in termini molto comprensibili in questa intervista e nel suo TedX che potete vedere qui sotto.

Le domande chiave da porsi per iniziare a capire come funziona e prestare attenzione al come abitiamo il mondo secondo Marina sono due:

  1. La prima cosa che dobbiamo chiederci, a proposito dell’abbigliamento è: di cosa è fatto?
  2. La seconda cosa che dobbiamo chiederci è: chi lo produce?

Domande non sempre facilissime da rispondere mentre si è chiusi in casa, accidenti!

Noi, da geografi, aggiungiamo però anche una terza domanda, che in qualche modo può introdurre le precedenti e non è così difficile da rintracciare:

Dove è stata fatta?


I vestiti che abbiamo in armadio, forse non ci abbiamo mai pensato, ma anche se muti possono parlare.

La missione di oggi consiste proprio nel mettersi nei panni dei nostri panni per rintracciare la loro provenienza e tracciare la rotta (seppur rozza) del loro viaggio.

Il primo passo per svolgere la missione richiede di mettersi alla ricerca di quegli oggetti magici, spesso predati dalle vostre mamme, chiamate etichette! Loro sapranno indicarvi la via!

Le etichette parlano chiaro. Spesso indossiamo plastiche e derivati. Quasi sempre provenienti da paesi lontani di cui spesso non conosciamo nemmeno la posizione sul planisfero o la capitale.

Malissimo!!

Per un geografo e una geografa non è ammissibile indossare qualcosa di cui non si conosce la provenienza!

Dove vi portano le vostre etichette?

Per aiutarvi nel registrare le informazioni, stampate il planisfero politico qui sotto, portatelo in camera e date forma e colore alla vostra opera: “Abiti nel mondo”!

Clicca sull’immagine per scaricarla!

L’indagine vi aprirà gli occhi.

  • Da una parte perché le etichette sono scritte talmente piccole che se non li aprite bene neanche riuscirete a vederle.
  • Dall’altra perché vi renderete conto che indossiamo solo alcuni paesi e spesso, non quelli che desidereremmo visitare per turismo.

L’esperienza sarà forte… e sarà bene rielaborarla.

Potreste farlo:

  • ordinando l’armadio o i cassetti in base alla latitudine della capitale del paese di provenienza dei vari indumenti (nella missione Dispensa Geografica l’avevamo fatto con il cibo, in base alla longitudine)
  • ordinando i capi di abbigliamento su un’asse cartesiano dove le ascisse rappresentano la distanza in km dal paese di produzione e le ordinate in base alla percentuale crescente di poliestere che contengono
  • dando forma artistica agli indumenti, distendendoli sul letto a formare il planisfero
  • raccontando la storia di uno dei vostri indumenti, partendo dal suo paese di origine, il negozio in cui l’avete comprato e i luoghi in cui vi ricordate di averlo indossato (con foto a supporto?)
  • … boh … inventatevi voi come…
  • o se volete osare tanto, potreste addirittura decidere di registrare un RAP come la classe qui sotto!
Progetto rap delle classi 3^A, 3^B, 3^C dell’Istituto Omnicomprensivo Rosselli-Rasetti di Castiglione del Lago, prodotto dal Laboratorio del Cittadino. Musica: Diego Ruvidotti

Condividi con noi la tua opera “Abiti nel mondo” o le varie rielaborazioni artistiche che vorrai produrre nei commenti qui sotto o nei social inserendo il nostro tag (@missionigeografiche) e non dimenticando di citare la parola chiave:

#abitinelmondo

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One comment

  1. secondo me a volte e sbagliare indossare cio che indossano tutti anche perchè cosi non so ha una possibilita

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